Caserta, “La Sposa di Mussolini”, la rivisitazione di Mauro Nemesio Rossi
Una Serao inedita: la scrittrice, il duce ragazzo e le “cose che le figliuole devono imparare” nel volume del giornalista

Caserta – Dietro il volume che Mauro Nemesio Rossi dedica dal titolo “La Sposa di Mussolini” edito da Rubbettino print, c’è un’operazione filologica, prima ancora che editoriale, riguardano significantemente due novelle dimenticate di Matilde Serao.
L’autore le ha riportate alla luce dagli archivi della stampa periodica del primo Novecento e le ha restituite oggi al lettore in un unico volume, accompagnandole con un apparato critico che ne illumina il contesto e, soprattutto, ne ribalta la vulgata.
La prima, La sposa di Mussolini, uscì sul Mattino Illustrato nel dicembre del 1926: un’immagine sorprendente, quella che la Serao consegna alle sue lettrici, di un Mussolini ventenne, povero, affamato, in fuga dalla miseria verso la Svizzera, “solo e povero e diserto, come mai nessun uomo fu solo e fu povero”.
Non è ancora il duce della retorica fascista, ma un giovane emigrante disperato, ritratto con una pietà quasi evangelica, a pochi passi dalla gente ricca e spensierata che gli è indifferente. È un testo che spiazza chi conosce la Serao soltanto per la sua distanza, spesso raccontata come ambigua, dal regime.
La seconda novella, Omnia trinum, sposta il registro dal politico al domestico, e proprio per questo è forse ancora più rivelatrice.
Rispondendo a una madre che si interroga sull’opportunità di far studiare il latino alla figlia, la Serao stila un piccolo catechismo femminile: rifare il proprio letto “da cima a fondo”, imparare il cucito, “sottile istrumento di pace, di bene, di bellezza”, e infine saper cucinare.
Tre precetti che collocano l’educazione della donna saldamente dentro le mura domestiche, lontanissimi da qualunque rivendicazione emancipazionista.
Il merito principale del lavoro di Rossi è proprio quello di mettere una accanto all’altra queste due prove, apparentemente distanti, e di farne emergere un ritratto coerente: una Serao lontana tanto dall’icona antifascista che una certa storiografia le ha cucito addosso, quanto dall’immagine di apripista del femminismo italiano che altri le hanno attribuito.
Ne esce una scrittrice più complessa, più aderente al proprio tempo e alle sue contraddizioni, capace di simpatia umana per il futuro dittatore e, insieme, di un tradizionalismo di costume che oggi sorprende.
A impreziosire il volume interviene un ulteriore tassello, di sapore quasi aneddotico ma di notevole interesse documentario: il racconto di una lettera scambiata tra Matilde Serao ed Ercole Boratto, che la scrittrice aveva conosciuto proprio la sera in cui i due si trovarono insieme ospiti in casa di Gabriele d’Annunzio.
Boratto, è bene ricordarlo ai lettori meno addentro alla cronaca del ventennio — fu per oltre vent’anni l’autista personale di Benito Mussolini, al volante delle sue automobili dal primo dopoguerra fino alla caduta del regime nel luglio 1943. Una posizione che lo rese testimone silenzioso, e privilegiato, della vita quotidiana e degli spostamenti del duce, e che egli avrebbe in parte affidato, negli anni successivi, alle pagine di proprie memorie.
Fu proprio Boratto, ormai anziano, a raccontare questo episodio e a mostrare la lettera a Mauro Nemesio Rossi, che lo aveva incontrato a Piverone, nel Canavese, dove l’ex autista si era ritirato a vivere nel secondo dopoguerra: un incontro che restituisce al libro il sapore, raro, della testimonianza diretta raccolta di persona, prima che si disperdesse insieme alla memoria di chi l’aveva vissuta.
Il volume si segnala dunque non solo per il valore del recupero testuale, due novelle che meritavano di uscire dall’oblio degli archivi, ma per l’onestà con cui rifiuta le semplificazioni correnti sulla figura di Matilde Serao, restituendone una fisionomia più sfumata e, per questo, più vera.
Il libro sarà presentato nelle scuole e presso il museo dinamico delle tecnologia A. Olivetti in Villa Vitrone nel prossimo anno scolastica e porta la prefazione di Nadia Verdile, presidente del comitato per le celebrazioni del centenario della morte della scrittrice.
Il volume è acquistabile nelle librerie e su Amazon libri.

