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Caserta, Accadde oggi, 13 dicembre 1545

Caserta (Nando Silvestri)- Il 13 dicembre del 1545 ebbe inizio il Concilio di Trento. Un evento biblico che si protrasse per diversi anni avente per obiettivo principale quello della definizione di rapporti, impegni e responsabilità incombenti in capo al potere politico e a quello religioso.

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Una finalità ambiziosa che non venne raggiunta propriamente in quella occasione, ma solo molto tempo dopo. L’auspicio della Chiesa era quello di ricevere favori e supporti da conti e feudatari atti a rinverdire e consolidare la propria egemonia e il proprio interesse sul territorio.

Gli storici tramandano che il vescovo di Caserta Bellomo, proprio durante il Concilio di Trento scrisse ben 12 lettere al Conte Acquaviva, sovrano di Caserta, per svendere alla sua famiglia i Casali di Pozzovetere (nei pressi di Casertavecchia) e Puccianiello (sede vescovile dalla fine del 1400 al termine del 1500): unici luoghi donati al clero casertano dai sovrani Normanni non ancora pervenuti nei possedimenti dei nobili conti.

E’ curioso notare che nelle 12 epistole il vescovo Bellomo si rivolge agli Acquaviva con la formula “baciamo le mani”. Una forma di prostrazione untuosa e supina che ancora oggi testimonia inciuci di palazzo ed intrallazzi di potere dai quali non è possibile escludere clero, potentati locali e sovrani.

Quello dei privilegi che ammantano i vescovi da millenni fu un tema molto caro a Federico ll di Svevia il quale, per contrastare strenuamente tali prebende si guadagnò una scomunica dal papa Innocenzo lll. Puccianiello restò comunque lungamente nelle mani del clero locale e la sua popolazione di agricoltori, artigiani ed allevatori si distinse per aver dato ospitalità ai napoletani che il 28 ottobre del 1922 “marciarono su Roma” contribuendo ad accrescere i fasti e l’economia di quel tempo.

Per questo il piccolo Borgo di Puccianiello cambiò nomenclatura in “Borgo 28 Ottobre” Passa il tempo e l’acqua sotto i ponti, ma intrugli e negozi patrimoniali restano l’essenza più autentica di questa società che dimentica e rinnega distrattamente il passato a proprio uso e consumo.

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