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Caserta, Villetta Padre Pio, un oltraggio alla dignità mascherato da “riqualificazione”

Schermata Nusco

Caserta (di Nando Silvestri) – Invece di custodire i beni pubblici, come insegnano i manuali universitari di diritto e scienza delle finanze, il Comune di Caserta li distrugge ininterrottamente. Si tratta di un nefasto progetto declinato attraverso gli occhiuti sofismi e le pretestuose argomentazioni offerte dalla presunta riqualificazione.

Piazzapadrepio

Sono decine le villette comunali alberate sparse in tutta la città bisognose di opportuni ed urgenti interventi di bonifica e mantenimento. Ma sembra proprio che la giunta Marino non se ne sia ancora avveduta tenuto conto del degrado in cui versano i giardini pubblici di Caserta.

Il “Macrico Verde” divenuto oramai orpello di sognatori, nostalgici ed ingenui visionari è la cartina al tornasole di una classe dirigente che, a prescindere da vessilli e simboli desueti, è incline da tempo immemore all’affarismo e all’inettitudine.

La brutale decapitazione delle branche degli alberi, spesso sottoposti a finte potature decreta, inoltre, un lento ed inesorabile processo di distruzione di gran parte delle piante cittadine.

Eppure qualche tempo fa una sontuosa aiuola alberata con tanto di luci, parcheggi e panchine è stata accuratamente predisposta proprio a Puccianiello, in prossimità dell’abitazione del primo cittadino sottolineando, come ricordano gli ornamenti medievali, l’illustre presenza istituzionale.

Ratti, panchine e fontane divelte, suppellettili distrutte, incursioni vandaliche notturne e sporcizia in gran parte dei parchi pubblici piacciono all’amministrazione comunale a tal punto da salvaguardarne accuratamente la continuità attraverso l’oltranzismo del disinteresse perenne.

Quindi meglio “riqualificare” che manutenere o preservare le villette pubbliche, specie se la posta in gioco è grossa e odora di banconote fruscianti, verdi come i 21 alberi da abbattere in villetta Padre Pio. Questa, in definitiva, è la vera facciata della sinistra progressista ambientalista, quella degli ecologisti che si oppongono al progresso nelle manifestazioni pubbliche, prima di spartirsi appalti, rendite, oboli e prebende con tanti zeri.

Il progetto di riqualificazione di piazzetta Padre Pio attraverso l’abbattimento di 21 alberi sani si configura, dunque, come un criminale attentato alla vita ed alla salute dei tanti cittadini che vivono nelle immediate prossimità e dei molti casertani che sostano in tutte le stagioni dell’anno nel parco fruendo dell’ombra, del riparo dalle polveri sottili e dell’ossigeno generosamente ceduto dalle piante in questione.

E’ appena il caso di rammentare, perciò, che l’eventuale eliminazione del “polmone” di piazza Padre Pio viola le norme in tema di sostenibilità ambientale vigenti sull’intero territorio nazionale sancite dalla legge 10 del 2013.

Una legge che recepisce il Protocollo di Kyoto regolarmente ratificato dall’Italia e alcune direttive comunitarie in tema di salubrità ambientale. Lo scellerato disegno succitato definito dal capitolato d’appalto collegato viola, inoltre, la legge 157 del 1992 che tutela la fauna avicola e la nidificazione nel fogliame del verde pubblico.

Inoltre, le normative vigenti prescrivono la realizzazione di nuove aree verdi a scopo compensativo, in prossimità di quelle distrutte per motivi di riqualificazione: argomento di non poco conto assolutamente sottaciuto, tanto nel capitolato d’appalto, quanto nel progetto suddetto.

Se sindaco, dirigenti, vassalli e valvassori sono orgogliosi di una città che deroga alle norme in favore del tornaconto economico di ristrette elìte e burocrati senza scrupoli, abbiano almeno la creanza di spiegare pubblicamente le motivazioni, i contenuti ed i benefici di una “riqualificazione” esecrabile, reprimenda e sprezzante dell’umanità, oltre che della Natura stessa.

Dopotutto la trasparenza e la chiarezza, non ancora ravvisabili nell’operato istituzionale del Comune di Caserta,dovrebbero appartenere a quella melassa “democratica” tanto cara a parolai, pentolai e strilloni da strapazzo avvezzi a sdoganarla in cambio di consensi e questue elettorali. La cittadinanza si chiede cosa si intenda per “Parco Inclusivo”, come è stato detto dall’assessore ai Lavori Pubblici Francesco De Michele.

Bastano solo due settimane per approvare un progetto lautamente sovvenzionato dalla Regione Campania? Per realizzare un “Parco Inclusivo” occorre davvero sacrificare 21 benefici alberi? La Natura non è abbastanza inclusiva? I casertani, attoniti, attendono con ansia risposte illuminanti, non sapendo cosa fare di proclami autoreferenziali e silenzi fragorosi.

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