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Liverpool / Napoli 1 – 0. Novanta non erano solo i minuti…

1959C096-39E0-4642-A8C9-45C66441AC28Barcamenati tra l’eterna incompiuta e il solito tormentone di “a testa alta”.
È, è stata, semplicemente una squadra che ha provato a giocarsela, magari non proprio stasera – la paura (90) s’è fatta sentire -, una squadra che inizia a provare a darsi una identità.
Napoli, il Napoli, i tifosi non possono che tenere conto esclusivamente di questo. Tutto il resto è noia, è ad colorandum.
È il momento del silenzio, della solitudine per ciascuno dei protagonisti, intesi nel senso ampio di squadra, tifosi e società. Ma deve e dovrà trattarsi di una solitudine molto rumorosa come dice il titolo di un romanzo.
È il momento della riflessione sul perché puntualmente arriva a colpire la sindrome di Pollicino. Una sindrome che porta ad essere contenti e soddisfatti, e bisogna esserlo per come sono andate le cose nel complesso del cammino Champions, della piccola impresa, del piccolo compito portato a termine con disciplina, della piccola gioia. Mai, almeno nel pensiero, il Grande.
Sovviene a questo punto anche una descrizione di Plutarco con la quale iniziano le sue considerazioni sulla curiosità. Ecco, “la cosa migliore sarebbe quella di evitare una casa senza aria, senza luce, fredda, malsana; ma se qualcuno vi è legato affettivamente per abitudine, è possibile renderla più salubre, più luminosa, più esposta all’aria, con una modifica dell’illuminazione e uno spostamento della scala, con l’apertura di nuove porte e la chiusura di altre”.
Parole vaghe, quasi da voli pindarici ma per stasera è così.
Il Liverpool ha battuto il Napoli per uno a zero nel maestoso Anfield, la casa appunto, ed è passato agli ottavi di Champion proprio a scapito della squadra di Ancelotti.
Ha avuto ragione Klopp questa volta. Ritornando alla “solitudine troppo rumorosa” gli si addice: “io sono un po’ uno spaccone dell’infinito e dell’eternità e l’Infinito e l’Eternità forse hanno un debole per le persone come me”.
Penso, dopo, al fatto che il Napoli di Ancelotti può tentare la scalata all’Europa League. Però di fronte alla frase appena ricordata questa aspettativa mi fa venire in mente, almeno per stasera, solamente la frase che da piccolo c’era all’interno dell’involucro di alcune gomme da masticare: “ritenta sarai più fortunato”.
Michele Laperuta

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