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Napoli / Roma 1 – 1. Senza rincorrere utopie.

ciuccioÈ qui che casca l’asino. Quali migliori parole se non queste “proverbiali”.
Non si tratta, però, di una critica né di uno sberleffo nei riguardi di un Napoli comunque nuovo, anche se siamo a fine ottobre.
È nello stato naturale delle cose, quasi fisiologico per una squadra che, bisogna ammetterlo, ha come obiettivo stagionale quello di finire tra le prime quattro per assicurarsi la Champions.
Capita, soprattutto dopo la notte di Parigi, di essere mentalmente più scarichi. Applicati alla partita sì, generosi, propositivi ma approssimativi.
È mancato in tutto l’arco dei novanta minuti quel “quid” che, salvo rare occasioni, ha fatto la differenza sino ad oggi. Ma guai a lamentarsi.
Alla fine è un buon pareggio che mantiene la posizione ed aiuta a crescere.
Si parlerà di partita stregata, di quelle che meritavi di vincere ma non sei riuscito a vincere e che, addirittura, hai rischiato di perdere se non fosse stato per il gol, siglato quasi allo scadere, da Mertens.
Nessuna strega; solo una partita con meno applicazione/convinzione e con qualche imprecisione in più.
Migliorare senza le utopie post parigine e nuovamente con piedi e cervello ben piantati a terra.
“Sono il contrario di un utopista, perché penso che l’unico luogo dell’utopia sia qui e ora. A meno che questa non sia in realtà l’intenzione segreta di tutti gli utopisti” (Giorgio Agamben, da una intervista a “La Lettura”).
Michele Laperuta

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