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Gricignano, “Piazza municipio dopo oltre mezzo secolo”, nei versi del poeta Antonio Fiore per la città

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Gricignano (Caserta) – Piazza municipio dopo oltre mezzo secolo. Come immerso in una favola realistica Antonio Fiore, autore di molteplici testi poetici, non distoglie lo sguardo nella società.

È l’amore in tutte le sue forme a guidarlo: rispetto dell’uomo, della donna, della famiglia e della società. Il poeta si fa attento osservatore della realtà, in un girotondo di emozioni mette in mostra l’amore per il suo paese. “Piazza Municipio, dopo oltre mezzo secolo” è il titolo del componimento inserito nell’ antologia “penne note matite”.

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Non è facile descrivere la quotidianità di un popolo, fotografare i cittadini, ma Antonio ci prova comunque, con ispirazione semplice e mai banale. In uno scenario surreale racconta Gricignano, paese natale.

La piazza diventa macchina del tempo, cattura emozioni, ricordi, colori, sfumature, voci che si rincorrono, parole che accarezzano ma che a volte possono anche graffiare l’anima. Si alza il sipario e la piazza diventa palcoscenico.

Protagonista il popolo in un immaginario da favola. Gli occhi del poeta si posano sull’orologio municipale fermo, immobile. Scrive Antonio nel suo componimento: “dopo oltre mezzo secolo nulla è cambiato se non la facciata dell’elegante municipio”.

Eppure tutto è cambiato. Iniziando dalla comunicazione, dal modo di relazionarci. Sembra quasi che il poeta voglia riscattare il suo paese da qualcosa. La potenza delle parole riuscirà a far intravedere squarci di luce?

Un bellissimo racconto che con stile raffinato e sobrio invita a riflettere sull’ importanza dell’identità di un popolo che ruota intorno alla sua piazza, da sempre luogo di scambi non solo materiali ma anche culturali.
Il suo è un abbraccio caloroso che ha conquistato innumerevoli cuori dei suoi concittadini e non solo. La piazza, continuo batticuore per il poeta, diventa un ponte tra le generazioni. Può bastare una poesia per unire le generazioni?

La poesia può diventare strumento di condivisione, può essere vista come una opportunità per guardarsi negli occhi. E’ arrivato il tempo di essere protagonisti e scrittori della nostra storia senza tempo.

Testo di Antonio Fiore

Gricignano: piazza municipio dopo oltre mezzo secolo. Ah se potessi fermare il tempo, quel tiranno tempo che tutto usura e mette fine tranne i ricordi, reminiscenze impigliate nella rete della mente. La vetusta piazza colonnata d’alberi incornicia lo sfondo del prestigioso municipio, case, negozi, bar, circoli politici e non, che sembrano sostenersi l’uno con gli altri, un ombreggiare di mille ricordi risonanti.

Lo storico tabacchino di lungo corso fumeggia ancora di inconfutabili ricordi di prima sigaretta, e da lì a poco persiste la casa parrocchiale che diede i natali all’emerito compianto parroco Don Pasquale Lanzano. E come si può non ricordare il circolo dei pensionati presente sulla piazza da qualche decennio, ancora in cerca di una stabile dimora, con le loro vicissitudini attuali e passate quotidianamente animano il luogo di tanta saggezza. Le fredde panchine di pietra nera sono sempre lì per accogliere qualsivoglia viandante che sosta all’ombra delle maestose ghiande sfavillanti al sole d’estate.

Gli immancabili amici di piazza accomodanti sulle sedie corredati di tavolini innanzi ai mitici bar che triangolano la metratura della piazza. Il tutto consolidato dall’armonia complementare di sfottò degli assidui amici ricorrenti di sabato, domenica e feste santificate, nonché popolata da incalliti giocatori di tressette, scala quaranta e dell’intramontabile scopa a perdere. Dopo oltre mezzo secolo nulla è cambiato se non la facciata dell’elegante municipio con il suo maestoso orologio campanile, fermo quasi da sempre. Eppure, a vedersi sembra ieri, ma non è cosi, ormai più di due generazioni si sono susseguite nel tempo, di quel tiranno tempo che tutto cancella ma non i ricordi.

Anna Dello Margio

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