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Napoli / Manchester City 2 – 4. Principi di decadenza

di: Michele Laperuta

Niente testa alta, un inutile indoramento della pillola amara che tocca ingoiare, per il momento, fortunatamente solo in Europa.

Napoli StadioNonostante la più che buona mezz’ora ed il vantaggio, è bastato un tassello mancante perché si vedessero immediatamente segni di decadenza.

Decadenza non solamente nell’incontro che si stava giocando, col City può anche starci, ma in generale nell’assetto, nel fraseggio, nei meccanismi, nell’inadeguatezza di ruoli non propri.
La decadenza non è colpa di questo o di quello, facile prendersela con la mano corta di De Laurentis, la cocciutaggine di Sarri, l’irriconoscibilità di Hamsik, la inconsistenza delle eterne promesse Rog ed Ounas, la “vecchiaia” di Maggio, i riflessi di Reina ecc ecc.

Tutti siamo responsabili, tutti ad osannare ed a sentirsi quasi “spaziali” (vero Spalletti?), tutti sicuri del ruolo di primo piano e da protagonisti assoluti.
La decadenza non ti avverte, arriva e ti sorprende, ti porta dove vuole lei facendo, però, guidare te.

Non è dato sapere se la rotta sarà ripresa subito, se i limiti e le inadeguatezze saranno limitate nelle altre competizioni che non sono la Champions.
Dalla nuova sconfitta con il City si riparte da zero e con uomini e ruoli da coprire e riscoprire.
Ne saremo tutti capaci?

Il filosofo Michel Onfray, che ha scritto sulla decadenza, ha espresso, in una recente intervista, un concetto molto forte: “Prima della morte, non è ancora la morte, ma è ben presto la morte”.

Michele Laperuta

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