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La nevralgia del trigemino: una “malattia invisibile”

Maria Pia Dell’Omo) – Si è celebrato qualche giorno fa la giornata mondiale della consapevolezza sulla nevralgia del trigemino, un disordine del V nervo cranico – uno dei più estesi sul volto – che comporta una sindrome dolorosa ben riconoscibile: la persona che ne è affetta avverte delle “scariche elettriche”, bruciore, torpore, sensazione di essere trafitta da chiodi, pugnali, spilli nelle aree del viso innervate dal nervo trigemino. Esso si estende sul volto attraverso tre ramificazioni: a) branca oftalmica b) branca mandibolare c) branca mascellare.

Esistono due tipologie di nevralgia trigeminale: la forma tipica (o tipo 1) e la forma atipica (o tipo 2). Nella nevralgia di tipo 1 il dolore si presenta come fitte lancinanti, della durata di pochi secondi o alcuni minuti. Gli attacchi possono ripetersi durante il corso della giornata. La nevralgia di tipo 2 invece è rappresentata da dolori più duraturi, coprendo un arco di tempo che può andare da vari minuti, a ore, giorni, settimane; il dolore non è intermittente, come nella tipo 1, ma è costante. Si può essere affetti da entrambe le forme.

In genere, la nevralgia del trigemino è unilaterale, colpisce cioè un solo lato del viso. Se invece interessa entrambi, si parla di nevralgia bilaterale del trigemino.
L’esordio della malattia si reputa comune intorno al cinquantesimo anno d’età, ma molti sono i casi di nevralgia trigeminale in giovani adulti, adolescenti e persino bambini.

Le cause possono essere molteplici e non sempre facili di individuare: un conflitto neuro-vascolare è l’ipotesi più accreditata, soprattutto nelle persone anziane, ma la malattia può essere causata anche da una condizione infiammatoria della muscolatura, la disfunzione temporo-mandibolare, la fibromialgia, un deficit di vitamina B12 o altri nutrienti essenziali (come ferro e vitamina C, entrambi coinvolti nell’adsorbimento della cianocobalamina) dovuto a malattie gastriche o ad allergie e intolleranze alimentari, sclerosi multipla (una delle maggiori cause di preoccupazione nel paziente giovane che presenti in particolar modo bilateralità nel disturbo), tumori o masse cancerose del cranio e dell’encefalo, patologia diabetica, da postumi di una terapia estrattiva odontoiatrica o malocclusione dentale, da infezione batterica o virale (in particolar modo l’herpes zoster). Nulla deve essere escluso ai fini di una buona diagnosi differenziale.

Come si riceve una diagnosi per la nevralgia del trigemino?
All’inizio molti pensano a un disturbo odontoiatrico e si rivolgono al dentista, allungando i tempi per ricevere una diagnosi. È preferibile recarsi da un neurolgo che con un esame obiettivo potrà analizzare il paziente, facendo pressione anche sui trigger point (punti che scatenano il dolore) del nervo esaminando. In seguito, se ritenuto necessario, il medico dovrebbe prescrivere una risonanza magnetica (RM) , semplice o con mezzo di contrasto (RM con mdc, la quale è più completa a livello di informazioni ricevute) e/o una risonanza dei vasi (RM angio), per evidenziare eventuali anomalie delle strutture vascolari, nervose o limitrofe.
Importante per la diagnostica per immagini potrebbe rivelarsi il rivolgersi a un radiologo o un fisico medico esperti, che possono avere maggiore dimestichezza con quanto refertato.
Esistono anche altre analisi, importanti per verificare lo stato di conduzione elettrica del nervo:
– potenziali evocati trigeminali
– blink reflex

Si può vivere normalente con la nevralgia del trigemino?
Per molti che ne sono affetti non è possibile. Possono avere difficoltà a svolgere determinate attività quotidiane come lavarsi il volto, i denti, i capelli, spazzolarsi, truccarsi/struccarsi, radersi, usare prodotti cosmetici, bere/mangiare cibi troppo freddi/caldi, parlare, prendere mezzi pubblici, trovarsi in luoghi ventilati o freddi o eccessivamente rumorosi/luminosi. Questo accade perché tutte le attività che contemplino uno stimolo sul volto (si intendano anche occhio e orecchio) sono tradotte in un messaggio di dolore a causa della malattia del nervo che causa un eccessivo aumento di sensibilità delle zone che raggiunge. Ogni paziente ha triggers (fattori scatenanti) diversi dall’altro e sarebbe opportuno tenere un pain diary, un’agenda del dolore dove riportare tutti i triggers e le manifestazioni dolorose successive – ne esistono anche in modalità elettronica in forma di app – in modo da imparare a preservarsi dal dolore. Non rada è l’insorgenza di una graduale depressione, a causa della menomazione che la vita del paziente subisce.
A quali cure ci si può affidare?

Per quanto la sintomatologia si riveli insopportabile, è bene tentare di scoprire la causa del proprio malessere, indipendentemente dal sollievo che alcuni farmaci possono arrecare. Essi sono gli antiepilettici ed alcuni antidepressivi, per via sistemica, e rimedi topici come antidolorifici in gocce oculari o cerotti alla lidocaina da usare sulla branca afflitta, ma ricordiamo anche l’esistenza di sostanze protettive, antinfiammatorie e antiossidanti che possono contribuire al benessere del nervo, quali il palmitoiletanolammide, la bromelina, l’epitecatechingallonato, l’alfa-tocoferolo, l’acido alfa-lipoico, la acetil-L-carnitina, la vitamina B12.

Apprezzati anche i rimedi alternativi: yoga, mindfulness, terapia del caldo/freddo, affidarsi a un esperto chiropratico o agopuntore, massaggi cervicali, olii per massaggi con principi attivi naturali, bite per eliminare lo stress dall’articolazione temporo-mandibolare (qualora necessario), arteterapia, psicoterapia (ad esempio, la bionergetica di Lowen).

Altre terapie, qualora quelle approcciate si verificassero vane, potrebbero essere: biofeedback, blocco neurale, gamma knife o interventi chirurgici da concordare con un neurochirurgo.
Ogni paziente risponde diversamente alle soluzioni per ora offerte dalla medicina e ciò determina il successo o l’insuccesso di un approccio alla gestione dei sintomi; non esiste cioè un metodo univoco per gestire il dolore. Discreti, infatti, i casi di insuccesso chirurgico.

Esistono associazioni con cui ci si possa confrontare?
Per chi ha dimestichezza con l’inglese, esistono gruppi di sostegno o gruppi divulgativi come gli americani “End Trigeminal Neuralgia” o “Young Patient Commitee of TNA”; le associazioni quali “FPA – facial pain association”, la “NORD – national organization for rare disorders”, in Italia la “AISD – associazione italiana per lo studio del dolore”.

Questi gruppi compiono un grande lavoro divulgativo e potrebbero essere d’aiuto a parenti dei pazienti e a figure sanitarie per una maggiore comprensione dell’entità del problema, a livello sia fisico che psicologico.

Video illustrativo su un attacco trigeminale:
[link video end trigeminal neuralgia]

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