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S.Maria C.V., corruzione e collusione con clan, 9 arresti: Di Muro in manette, indagato Graziano

S.Maria C.V. (Caserta) – I militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza di Napoli, congiuntamente ai carabinieri del nucleo investigativo di Caserta, al termine di un’articolata indagine diretta e coordinata dalla procura della Repubblica –direzione distrettuale antimafia, hanno dato esecuzione a 9 ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale partenopeo.
di muro biagio
I destinatari dei provvedimenti sono funzionari comunali, imprenditori, professionisti e “faccendieri”, che sono accusati a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio ed altre gravi irregolarità nelle procedure di affidamento di lavori di committenza pubblica realizzate anche al fine di agevolare uno dei sodalizi camorristici di maggiore spessore dell’area casertana.
Le indagini hanno fatto luce sulla gestione degli appalti da parte del comune di Santa Maria Capua Vetere evidenziando i legami del pro tempore sindaco Biagio Di Muro e di altri esponenti apicali dell’amministrazione comunale con il clan dei casalesi, con specifico riguardo alla fazione capeggiata dalla famiglia di Michele Zagaria.

In tale ambito, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla procedura ad evidenza pubblica afferente la progettazione e l’esecuzione dei lavori del “Palazzo Teti Maffuccini”, di Santa Maria C.V., già confiscato al padre del Di Muro, storico vicesindaco di quel comune.

Il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto la sussistenza di un illecito accordo che ha visto nel ruolo di corruttori l’ing. La Regina Guglielmo, rappresentante legale della “Archicons s.r.l.”, società che si occupa della progettazione dei lavori in argomento e Marco Cascella, rappresentante legale della “Lande s.r.l.” che si è aggiudicato il relativo appalto del valore di 2 milioni di euro.

I beneficiari della tangenti elargite da tali imprenditori sono stati il Di Muro e alcuni componenti della commissione di gara all’uopo nominati, specie il R.U.P. della gara tale Roberto Di Tommaso e il prof. Vincenzo Manocchio, che hanno favorito le aziende corruttrici mediante l’attribuzione del necessario punteggio tecnico nelle procedure di gara.

La mazzetta corrisposta, per un valore al momento accertato di 70mila euro, è stata contabilmente giustificata dall’emissione di fatture relative ad operazioni oggettivamente inesistenti da parte di aziende compiacenti, facenti capi al dottore commercialista Raffaele Capasso, consulente fiscale ed amico dell’ing. La Regina e all’ing. Fioretto Vincenzo.

Quest’ultimo è risultato particolarmente legato a Alessandro Zagaria che ha beneficiato di una parte del compenso corruttivo in quanto anello di congiunzione tra i pubblici funzionari corrotti e il clan dei casalesi e alla “faccendiera” Loredana Di Giovanni, i quali hanno ricoperto un ruolo fondamentale nell’intermediazione nell’ambito dell’illecita dazione di denaro.
Nella vicenda è coinvolto anche l’on. Stefano Graziano, presidente del Pd campano. Gli investigatori hanno perquisito le abitazini di roma e Teverola.

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