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Si avvicina Empoli / Napoli, ma è ancora lontana l’era del cinghiale bianco.

stadio San PaoloTutti i giorni ci siamo abituati a leggere, più che ad ascoltare, di voglie di addio di calciatori, di rinunce, per il bene comune, a fior di milioni, di smentite che potrebbero starci (caso ipotetica cessione di Hamsik alla Juventus), ma che non ci sono, ed il campionario potrebbe ancora essere snocciolato per molte righe.
Sembra, quasi, che a poca distanza dall’inizio della stagione 2015/2016 (parliamo dall’inizio del ritiro di Dimaro) il Napoli sia in caduta libera.
Mercato altalenante, privo di copertura in tutti i ruoli e di uomini capaci di garantire sempre, chiunque vada in campo, la stessa qualità e quantità. Gli spettatori diminuiscono a vista d’occhio, la “spending review”, complici rifiuti, malintesi, ritardi, non è andata in porto.
Mai, come in questo scorcio di stagione, il Napoli si era trovato, da dieci anni e poco più a questa parte, vicino ad una esplosione, tant’è che, per la prima volta, il padre padrone De Laurentis non ha potuto invocare nemmeno di non essere finito in rosso.
Nascondendosi dietro il nuovo progetto italiano, all’insegna della provincializzazione, in luogo della internazionalizzazione che ha fallito, ed usando come paravento e specchietto per le allodole il nuovo allenatore, persona perbene e gran lavoratore, il padrone ha continuato, sino alla serata di Sassuolo, a ripetere che non c’è alcun ridimensionamento, né paventate crisi, in particolare con i tifosi che al botteghino non ci vanno più.
Le prime debolezze ed amnesie sul campo da gioco hanno, almeno per il momento, ridimensionato una squadra che era annoverata, pur essendo giunta quinta nell’ultimo torneo, negli ultimi anni sempre tra le quattro “big” del campionato.
Le mancanze delle prime due partite, hanno ricacciato il Napoli in un inizio di campionato che non era “da crisi” dalla stagione zemaniana.
Il colmo, in tutto questo, è che la squadra ed il nuovo allenatore c’entrano pochissimo.
La colpa è tutta da una sola parte; è di una società che non garantisce partecipazione (che si badi bene non è potere decisionale) ed un minimo di serenità, che non significa per forza vincere tutte le partite o quasi, ma significa condivisione di scelte e di risultati, siano essi buoni, meno buoni o, addirittura, negativi.
Di fronte a questa “crisi”, De Laurentis è corso ai ripari, che non hanno avuto il volto di rinforzi o di uomini esperti in seno alla società, ma sono consistiti esclusivamente in spot propagandistici.
Gli spalti restano vuoti, il tifoso non si sente coinvolto ? Bene, ecco il progetto per il nuovo San Paolo che, guarda caso – in controtendenza rispetto a tutte le maggiori realtà calcistiche europee -, avrà meno posti rispetto a quelli attuali.
I mancati acquisti e le titubanze inziali, diventano l’opportunità per evidenziare che ha rinunciato a fior di milioni e non ha venduto i migliori.
Infine, una delle scusanti che ha risuonato è stata quella che lo stallo che sta vivendo la Società Sportiva Calcio Napoli, non è altro che il frutto dello stallo che da anni vive la città di Napoli.
Un eventuale ulteriore deterioramento della posizione in campionato ed in Europa, questo nessuno se lo augura, farà sì che la propaganda non basti più. Il re sarà sempre più nudo !
Nonostante tutto, per fortuna, c’è chi lavora e prova a far quadrare il cerchio ed andare oltre la propaganda.
Sarri, insieme con i suoi ragazzi, torna ad Empoli dove, pochi mesi fa, riuscì ad impartire una severa lezione all’internazionale Benitez, anche lui strumento di propaganda fino a quando non è stato più comodo, sempre per motivi di propaganda, dire che nella nefasta serata di Empoli era nato un amore per quell’allenatore semplice e che veniva dalla gavetta.
Spiace scriverlo, ma la partita di domani è già una partita fondamentale. Se non per la classifica, lo è per Sarri e per i suoi ragazzi. Un ulteriore passo falso, o anche mezzo passo falso, metterebbe tutto in discussione e farebbe perdere ulteriormente serenità e voglia di lavorare sodo per rimettersi nella giusta posizione.
Quella che Sarri sceglierà, sarà la migliore formazione, non fosse altro perché l’ha scelta lui che si gioca tanto, se non tutto.
Una vittoria per la fiducia e per sfiduciare la propaganda e riaccendere, esclusivamente per merito suo e della squadra, quel feeling che in Napoli, per colpa di De Laurentis, ha perso e sta ancora perdendo con il popolo dei tifosi.
Franco Battiato tempo fa ha scritto e ha cantato: “Ma spero che ritorni presto l’era del Cinghiale Bianco”. Non è altro che la speranza di riacquistare il senno.
Michele Laperuta

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