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Napoli / Lazio 0 – 1. La disfatta…pure fuori dalla Coppa Italia

Largo alla fantasia, via questa mentalità senza criterio e senza uomini, un infinito insistere sempre sulle stesse cose, un fastidio “regalato” a tutti i tifosi del Napoli. E’ questa la sintesi non solo della ennesima sconfitta del Napoli, che ha portato alla eliminazione dalla Coppa Italia, ma anche delle precedenti “disfatte”.
benitez
I primi quindici minuti il Napoli li gioca facendo girare palla tra i difensori ed il portiere, mostrando un timore che non avrebbe dovuto esserci pur se ogni tanto la Lazio, con un accenno di pressing, mette in difficoltà i “giostratori” azzurri.
Poi la Lazio inizia a fare sul serio, un pressing più alto ed i difensori e centrocampisti napoletani vanno in affanno, tant’è che al 20’ Candreva con un tiro da fuori area sfiora di poco il palo.
Nella mediocrità della partita, al 28’ brilla la punizione di Gabbiadini che finisce sul palo.
In tutto questo la Lazio, senza fare niente di trascendentale, mette in difficoltà il Napoli con un pressing alto, così che i difensori ed i centrocampisti partenopei non sanno che fare non avendo né sbocchi, né capacità tecniche per palleggiare e far partire qualche azione degna di nota.
In attacco e sotto porta, poi, solita ricerca di tocchi, leziosità, finezze e ciascuno per sé, per la gloria personale, almeno per quelli che si degnano di giocare ancora, altri, chi già in campo dal primo minuto chi subentrato nella ripresa, non si degnano neanche più di giocare.
Nella ripresa stessa storia. Albiol e Britos che non ne azzeccano una con i piedi; Higuain sempre più avulso, assente (come si dice assente in inglese o in francese ?); il “prodigioso” modulo 4-2-3-1 mostra incapacità a creare pericoli in area, persino sulle palle inattive.
Il frutto di tutto questo “ambaradan” è Higuain che al 59’, solo davanti al portiere della Lazio, fallisce un goal, anzi si fa recuperare, per mancanza di determinazione e “prontezza mentale” (incredibile è come la circostanza rispecchi quella di Callejon nella partita di sabato scorso contro la Roma).
La Lazio appena alza un po’ il ritmo mette in difficoltà il Napoli che fa fatica a respingere gli attacchi. Quando, invece, attacca il Napoli si vedono grandi limiti. Maggio può solo correre e lo fa bene (il migliore del Napoli quanto ad impegno e testa), ma ha evidenti limiti nel crossare e nel giocare la palla. Gargano, già al 60’ è stanco; si vede che viene da un infortunio ed è molto al di sotto delle prestazioni pre-infortunio, perde tantissime palle, ne recupera poche, sbaglia tanti passaggi.
La Lazio preme, non crea pericoli importanti, ma dà la sensazione che il Napoli non abbia grandi mezzi per tenere la partita. Se, poi, ci mettete che De Guzman, subentrato a Mertens, vaga per il campo alla ricerca di una posizione e di avversari da seguire, che lo stesso De Guzman non riesce nemmeno a controllare una facile palla per trovarsi da solo davanti al portiere laziale (minuto 73), che Hamsik è “finito”, nel senso che non riesce a giocare e non è questione di fiato, ma non viene sostituito (al 70’ esce Gabbiadini per far posto alla ex riserva di C. Ronaldo; Benitez sorprende sempre), che Britos (sarebbe meglio chiamarlo Brividos) sul pressing laziale regala palla e fa involare F. Anderson che mette al centro una facile palla per la testa di Lulic che si vede negare il goal da Andujar…. insomma se ci mettete tutte queste cose vedrete che al minuto 78’, dopo l’ennesima identica azione della Lazio sulla destra con F. Anderson, ci scappa inevitabilmente il goal di Lulic che mette dentro da due passi. La Lazio imperversa ancora con F. Anderson che si “beve” tutti e viene fermato provvidenzialmente da Hamsik.
Un po’ di vero e genuino calcio lo regala al San Paolo e a tutti i tifosi napoletani un napoletano; Lorenzo Insigne che da poco entrato, corre il minuto 87’, recupera palla nella propria metà campo, si invola sulla sinistra superando un paio di avversari, entra in area, supera un difensore laziale, scavalca il portiere in uscita con un pallonetto…peccato che Lulic, sì sempre lui, riesca a salvare a pochi centimetri dalla riga di porta. Ci vuole un po’ di fantasia, un po’ più di fantasia, giocare a calcio è anche divertirsi e far divertire senza voler propinare sempre e comunque la propria minestra, sicuramente buona, non avendo a disposizione tutti gli ingredienti di primissima qualità.
A nulla valgono, inoltre, gli sfoghi e le ramanzine post gara, le punizioni “esemplari” comminate esternando, quasi a discolpa, numeri su numeri.
Una coppa è andata, chissà l’altra; lì il cammino, pur superando un primo ostacolo, è ancora tanto lungo.
Questa volta sprecare alte parole di letterati o filosofi sarebbe più che fuori luogo, il Napoli attuale non merita neanche questo, il Napoli tutto.
Più di bassa lega, e consona al momento, può essere una frase creata sull’idea di un noto spot pubblicitario: “la dignità non ha prezzo…per tutto il resto…ci sono le dimissioni”. Dovrebbero rassegnarle i due artefici, complici inconsapevoli di questo disastro. I signori dei numeri: Rafa Benitez ed Aurelio De Laurentis.
Michele Laperuta

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