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Napoli / Atalanta 1 – 1. Da un fallimento ad un altro

Il Napoli, nonostante la formazione non porti sorprese, è sempre il solito. Conferma, da subito, la mancanza di voglia e determinazione, unita alla completa assenza di compiti da espletare in modo chiaro ed ordinato. Brutto Napoli, in stile “ultimi tempi”, sempre più rassegnato, abbandonato al suo destino. Non si può fare gioco con Inler, ma soprattutto con D. Lopez; purtroppo è così, ma il nocchiero non vuole farsene una ragione ed esaspera il suo modello. Un Napoli vacuo, indifferente a qualsiasi emozione, apatico, impreciso, in campo tanto per starci.

stadio San Paolo
Che senso ha continuare così? Già dopo quindici minuti era facile intuire come sarebbe potuta andare a finire. Calciatori inguardabili ed inspiegabili, allenatore attento solo a rientrare nelle sue statistiche ed intanto, e si era solo alla fine del primo tempo, la Lazio vola e la Roma ha ripreso a volare (poi arriveranno nella ripresa anche Sampdoria e Fiorentina). Un primo addio ad ogni velleità Champions; alla fine del primo tempo, in seguito ad uno scialbo pareggio a reti bianche il Napoli si conferma quarto ma sempre più distante da chi è davanti.

La ripresa mostra lo stesso tran tran, e nella mediocrità neanche la giusta espulsione dell’atalantino Gomez dà alla squadra azzurra la forza di voler vincere l’incontro. Anzi, mentre il Napoli, nonostante i cambi, è lì che cozza contro il muro atalantino senza cercare di trovare qualche alternativa, l’Atalanta, con la complicità di un mediocre arbitro di una Federazione allo sbando, trova il vantaggio con Pinilla che, dopo aver atterrato Henrique (era fallo), supera indisturbato Andujar.

Non c’è reazione neanche dopo l’ingiusto vantaggio orobico; il Napoli è fermo, incapace, non sa che fare con la palla tra i piedi e spesso regala palla agli avversari.
Dopo la rete di Zapata, che al 43’ di testa mette alle spalle di Sportiello, l’Atalanta “ritrova”ancora una volta l’undicesimo uomo e difende sino alla fine il pareggio (praticamente dal goal di Zapata in poi – recupero compreso – si è giocato pochissimo).

Arbitraggio mediocre a parte, il Napoli ha fallito e si avvia mesto verso un corposo ridimensionamento anche in chiave futura. La chiarezza, da tempo chiesta a chi governa la società ed, in parte, anche al tecnico, è mancata, ancora manca e probabilmente mancherà.

Un gesto sensato a fine partita, magari chissà ci sarà nelle prossime ore o giorni, sarebbe stato quello delle dimissioni. Dimissioni tanto dell’allenatore, incapace di comprendere gli elementi che – nolente o volente – gli sono stati messi a disposizione, quanto del Presidente De Laurentis, primo artefice di questo fallimento sportivo che è frutto della sicurezza di poter “campare di rendita” per più di dieci anni in virtù della gratitudine per aver risollevato il Napoli da un altro fallimento.

Non ha senso, infine, tentare di recuperare e pararsi con laconici tweet, gettando la croce sull’arbitro e su Tavecchio (chi è stato uno dei grandi elettori di Tavecchio?). Gli errori ci sono stati, ma il Napoli di stasera, come quello degli ultimi tempi, non ha fatto niente per mantenere le posizioni che gli spetterebbero.
Concludo con una frase che un professore rivolge all’alunno protagonista dell’unico e superbo romanzo di Fred Uhlman, “L’amico ritrovato”. Ad un certo punto il professore rivolgendosi all’alunno dice: “non si tratta di un insulto, caro Schwarz ! E’ un buon consiglio, un consiglio d’amico”.
Michele Laperuta

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