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Caserta, chiude il setificio De Negri e 15 famiglie finiscono sul lastrico. Addio secoli di storia

Caserta – Dopo 120 anni, chiude il setificio di San Leucio e 15 famiglia perdono il posto. Il 3 marzo prossimo una delle realtà lavorative più antiche di Terra di Lavoro chiude i battenti decretando la fine di un sogno ormai lontano. Secoli di storia stanno per naufragare irrimediabilmente.

La crisi ha colpito una delle maggiori realtà economiche locali, insieme all’invasioni di prodotti stranieri, come quelli cinesi, di qualità nettamente inferiore ma a basso costo.
I problemi che hanno messo in ginocchio l’attività De Negri hanno avuro inizio circa sei anni fa, si sperava in una ripresa ma purtroppo questa non c’è stata ed a causa di una ordinanza di sfratto esecutivo, l’antico opificio serico di San Leucio, conosciuto in tutto il mondo, chiuderà. Dimenticato il suo antico splendore se ne va un pezzo di storia.

Il problemi sono iniziati poco più di sei anni fa. La crisi, l’invasione dei mercati asiatici con prodotti a miglior prezzo ma qualitativamente inferiori, il costo della vita aumentato. Un calvario che, purtroppo, sta per concludersi nel peggiore dei modi. Il 3 marzo, infatti, a causa di un’ordinanza di sfratto esecutivo, chiuderà definitivamente l’Antico opificio serico di San Leucio, gestito dalla famiglia De Negri.

L’antico setificio ha avuto il suo inizio di storia nel 1895, voluto da re Ferdinando IV di Borbone, proprio negli stessi locali dell’antico complesso industriale di San Leucio a Caserta, con l’obiettivo di lavorare tessuti di seta qualitativamente superiori a quelli prodotti in Francia a Lione.

Le stoffe leuciane hanno fatto il giro del mondo, entrando nelle case pi importanti nel corso dei secoli, arrivando ad arredare le sale di Montecitorio, alcuni paramenti papali e le pareti della Casa Bianca.

Su FB si leggono vari post sulla triste vicenda, di essa si è rammaricato anche l’ex ministro Massimo Bray. Ora non solo l’antico opificio borbone chiude i battenti, la Campania e, soprattutto Terra di Lavoro perderà una delle poche testimonianze artistico-culturale e sociale insieme a 120 anni di storia e 15 famiglie che perderanno il loro lavoro. Nonostante i tanti proclami dei politici che ancora fanno passerella mentre promettono che non lasceranno soli i lavoratori, ancora nulla si è mosso per trovare una giusta soluzione sia per la chiusura del setificio De Negri sia per i lavoratori a rischio. Bray: “chi ha la responsabilità di quel territorio e dei beni culturali non possa non ascoltare la voce di chi domanda che l’eccellenza italiana sia tutelata e tramandata ai nostri figli.”

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