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Mondagone, Taglialatela (PSI) – « Bonifica, dilettanti allo sbaraglio, con la salute dei cittadini non si fa demagogia »

Mondragone (Caserta) – Una cartolina “Io vivo, io scelgo la bonifica, io… Città Possibile”, realizzata dal Movimento “Mondragone Città Possibile”, in collaborazione con il segretario cittadino dei Socialisti, Antonio Taglialatela, dove si chiede di partecipare al procedimento amministrativo per avviare concretamente la bonifica della Cantarella, allegando ben 9 osservazioni sul Piano delle indagini preliminari, con la collaborazione esterna del Dott. Emilio Cuoco, queste le novità intraprese per far luce su quanto sta accadendo in tema di tutela e salvaguardia del territorio comunale.


“Con una cartolina simbolica da indirizzare al Sindaco e, ovviamente una nota ufficiale, abbiamo chiesto di partecipare ufficialmente al procedimento amministrativo ambientale finalizzato alla bonifica urgente della Cantarella, inutile fare demagogia con iniziative che non hanno né capo né coda, soprattutto quando già le indagini preliminari sono del tutto carenti rispetto ai campionamenti del suolo e del sottosuolo, producendo, in collaborazione del Dott. Emilio Cuoco, ben nove osservazioni specifiche.
Il tutto mentre il teatrino della Politica gioca a rincorrere iniziative senza una finalità e un obiettivo chiaro e trasparente, coerente alle procedure previste dalla legge.

Da una parte persiste l’inadempienza sulle matrici di screening, dall’altra si producono interventi da dilettanti che servono solo a fare fumo negli occhi. In sintesi, alcune delle osservazioni principali trasmesse: nelle acque superficiali, non viene indicato il canale o fosso di raccolta delle acque piovane nella porzione di bacino della ex cava. Alcuni campioni di suolo dovrebbero essere prelevati in questo fosso di raccolta delle acque meteoriche.

Nel sopralluogo si parla di presenza di percolato, ma non è stato rilevato dove si verificano ristagni e deflussi superficiali dello stesso. In altre parole non si conoscono nemmeno le evidenze di contaminazione in superficie, dove l’osservazione diretta risulta possibile. Quindi i sopralluoghi ed i rilevamenti sono carenti in questo aspetto.

I parametri misurati e pubblicato dall’ARPAC nei campioni di top soil prelevati sono solo due (PCDD e PCDF), i parametri necessari per stabilire l’effettivo impatto sull’ambiente come indicato negli allegati del Dlgs 152/06 e smi non sono stati misurati. Quindi non è possibile definire nulla sullo stato di salute del sito, vista anche la totale assenza di qualsiasi altra analisi sulle matrici ambientali.

I campionamenti ed analisi di suolo, acqua ed emissioni gassose devono essere eseguite secondo un protocollo specifico. Dai rilievi effettuati dall’ARPAC risulta uno stato di grave rischio ambientale, dovuto a a) mancata gestione e controllo del percolato prodotto; b) dei gas prodotti dalla discarica aggravata dalla presenza di evidenze di combustione verificatesi; c) dalla mancata adeguatezza della struttura di isolamento della massa di RSU dalle varie matrici ambientali (eventuale combustine del telo di HDPE sottostante, mancanza di capping dei rifiuti). Nessun intervento efficace è stato effettuato per la messa in sicurezza del sito. La relazione “piano delle indagini preliminari” sembra essere dispersiva e poco precisa in molti punti. Non serve la descrizione geologica, per giunta carente di dati più recenti, riguardo la struttura tettonica, stratigrafica ed idrogeologica regionale. Soprattutto, alcune sezioni stratigrafiche non corrispondono a quelle indicate nella carta. Ma questo aspetto è, di fatto, irrilevante. La parte della relazione pertinente riguarda delle indagini topografiche e geofisiche per stimare lo stato di giacenza dei rifiuti. La composizione chimica dei gas emessi dalle “fumarole” cioè focolai di combustioni nel corpo degli RSU depositati. Piano di monitoraggio per stimare l’eventuale impatto sulle matrici ambientali circostanti.

Il piano di controllo delle acque sotterranee è totalmente inadeguato ed è aggravato dalla mancanza di dati che possano permettere di conoscere quale sia l’assetto idrogeologico del versante SE del monte Petrino e quindi le vie di deflusso delle acque sotterranee poste immediatamente sotto il sito de la cantarella. Dalla carta idrogeologica del PRG risulta che il Mt. Petrino non travasa acqua nella falda superficiale della piana a SE (zona cimitero). Le vie di deflusso della falda del Petrino, quella esposta al rischio di contaminazione, possono essere, in via ipotetica, o nella falda superficiale in zona croce di monte o nella falda profonda in una direzione non nota.

Soprattutto non c’è nessun elemento che possa far affermare che la sorgente posta in località Cantarella a bordo strada sia interessata nel suo bacino dalle acque di infiltrazione della zona della ex cava. Non possono essere esclusi eventuali travasi dal Petrino nell’acquifero idrotermale captato in area padule. Mancano dati scientifici che possono permettere di conoscere queste dinamiche e quindi non si capisce dove si appoggia con quella certezza l’ubicazione delle trivellazioni dei piezometri. La soluzione più adeguata sarebbe la realizzazione dei piezometri ai quattro lati del sito e soprattutto trivellati fino all’intercettamento della falda; 10 metri di profondità dal p.c., come dichiarato dal piano, sono inadeguati.

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