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Caserta, altro grosso smacco ai Belforte, 44 arresti e sequestro beni per oltre 10 milioni di euro

Caserta – Sono 44 le ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Napoli, ad epilogo di una complessa indagine coordinata dai magistrati dalla Direzione Distrettuale di Napoli, ed eseguita la scorsa notte dal reparto operativo dei carabinieri e la squadra mobile di Caserta, nei confronti di altrettanti esponenti del clan Belforte alias i Mazzacane, attivo nella provincia di Caserta e, in particolare, nei territori di Marcianise, Maddaloni, San Nicola La Strada, San Marco Evangelista, Caserta e aree limitrofe in relazione al reato di associazione per delinquere di stampo mafioso.

ELENCO BENI SOTTOPOSTI A SEQUESTRO

L’operazione di polizia giudiziaria è frutto di una penetrante indagine, coordinata dalla D.D.A. di Napoli, che ha permesso di ricostruire la geografia criminale del comprensorio di Caserta, Marcianise (Caserta) e zone limitrofe, dal 2005 ad oggi, in cui è stato analizzato il modus operandi così come la composizione di una delle più potenti cosche camorristiche della provincia, il clan “Belforte”, protagonista, tra gli anni ’90 e gli inizi del 2000, di una sanguinosissima faida con l’opposto clan dei Piccolo detti i Quaqquaroni, con il quale aveva conteso il controllo delle attività illecite nell’area che comprende il capoluogo e comuni limitrofi.

Un po’ di storia
Il clan Belforte, già federato nella N.C.O. (nuova camorra organizzata) di Raffaele Cutolo, nel corso degli anni ’90 era divenuto tanto potente, per capacità militare ed organizzazione, da indurre il clan dei casalesi”, nonostante l’alleanza con i Piccolo, a concludere con esso un patto di non belligeranza e raggiungere un accordo per la spartizione al 50% dei proventi delle attività illecite, soprattutto estorsive, nel comprensorio di Marcianise e comuni limitrofi. E, nonostante i numerosi procedimenti giudiziari che hanno investito il clan Belforte negli ultimi anni, con l’arresto di decine di affiliati e le pesanti condanne che hanno colpito i suoi massimi esponenti, tra cui i capi indiscussi, i fratelli Domenico e Salvatore Belforte, detenuti in regime di 41 bis, è stata rilevata la sua piena e perdurante vitalità criminale, operatività e pericolosità.

Le indagini sono scaturite dal rinvenimento, in diverse e distinte circostanze, di fonti documentali, costituite da pen drive, supporti informatici ed elenchi, che attestanti la “contabilità” del clan Belforte. In essa, infatti, erano annotati con cura manageriale, l’elenco degli imprenditori e degli operatori economici taglieggiati; l’ammontare delle somme da essi versate nelle canoniche scadenze festive quali Natale, Pasqua e Ferragosto; i nominativi degli affiliati, spesso indicati anche con i loro soprannomi, a cui erano corrisposti gli stipendi, il cui importo variava, dai 1500 ai 2500 euro, in relazione al loro ruolo ed alla loro importanza nella gerarchia dell’organizzazione.

Lo straordinario valore investigativo della documentazione sequestrata e l’opera di ricostruzione, che ha a lungo ed incessantemente impegnato gli inquirenti ha poi, trovato ulteriore riscontro nelle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia intranei all’organizzazione, alcuni dei quali con ruoli apicali.
Tra questi Froncillo Michele, Gerardi Antonio, Cuccaro Domenico e, più di recente, Farina Antonio, Belgiorno Massimo ed Aveta Pasquale, dalle cui dichiarazioni è emerso che il clan dei Mazzacane, nonostante i lunghi periodi di detenzione sofferti dagli affiliati ai Belforte, poteva contare su un nucleo agguerrito di affiliati ed ha continuato a controllare le attività criminali.

Il ruolo delle donne
Secondo quanto emerso dalle indagini, la continuità nella reggenza del clan e nella gestione degli affari illeciti è stata garantita anche dal pieno coinvolgimento e dalla partecipazione, con un ruolo apicale, di Buttone Maria e Zarrillo Concetta mogli, rispettivamente, di Belforte Domenico e Belforte Salvatore.

Grazie al potere di intimazione e dal conseguente stato di assoggettamento dei Belforte, sono numerosi gli episodi di estorsione da parte dei componenti del clan con un capillare sistema a cui le vittime, soprattutto gli imprenditori locali, nel corso dei vari interrogatori apparivano ostinati a negare il loro stato. Essi, prima di aprire un cantiere, erano costretti a “mettersi a posto con i Marcianise”. Essi dovevano presentarsi, al cospetto dei capi dell’organizzazione per concordare l’ammontare del pizzo, onde evitare conseguenze ben più esose quali raid degli emissari del clan, intimidazioni agli operai, danneggiamenti e blocchi dei lavori.

Ed erano costrette a pagare il pizzo tutte le ditte che avviavano opere edilizie nella zona di Caserta, San Nicola, San Marco Evangelista, Capodrise, Marcianise, Recale, San Prisco.
I proventi delle estorsioni confluivano in una cassa comune, per essere ridistribuiti attraverso gli stipendi pagati agli oltre cento affiliati al clan, o impiegati per fronteggiare le sempre crescenti spese legali che essi dovevano sostenere, se non reimpiegati in attività illecite quali l’acquisto di droga ed armi.

Il clan Belforte era organizzato con modalità aziendali, con la distribuzione dei compiti a ciascun affiliato, con la corresponsione di uno stipendio commisurato alla qualità ed alla quantità del contributo prestato all’associazione, con ulteriori gratifiche e tredicesime, e la redazione di un bilancio delle entrate e delle uscite. Ciascun affiliato riceveva giornalmente un foglietto su cui venivano riportate le ditte da ‘visitare’ per riscuotere le rate estorsive. Le somme riscosse a titolo estorsivo non venivano trattenute dagli affiliati, ma consegnate ai capi-clan e versate in una cassa comune, dalla quale poi i capi del clan attingevano per le uscite.

Organigramma e dirigenza del clan
L’indagine degli investigatori ha permesso anche di ricostruire l’organigramma, le gerarchie e le dinamiche interne al clan Belforte.

Con l’arresto dei fratelli Belforte, capi indiscussi dell’organizzazione, detenuti in regime di 41 bis ed in attuazione della regola, secondo la quale “chi sta fuori quello comanda”, nel corso degli anni, la reggenza del clan è stata affidata, di volta in volta, agli associati di spicco dell’organizzazione che in quel frangente si trovavano liberi.

Tra di essi:
Buttone Bruno, Musone Vittorio, Piccolo Gaetano cineraiuolo, Trombetta Luigi. Poi vengono, in posizione subordinata, le figure dei luogotenenti del clan, quali Bruno Antonio, Della Ventura Antonio, Della Ventura Fulvio, Feola Giuseppe, Iovinella Giuseppe, Menditti Alessandro, Menditti Andrea, Menditti Fabrizio, Napolitano Felice, Petruolo Carmine, Petruolo Filippo, Piccolo Gaetano, soprannominato “tavernello”, Raucci Antonio, detto “kunascio”, Rivetti Clemente Daniele, Rivetti Fabio, Salzano Francesco, Severi Francesco, Zarrillo Francesco, Natale Albina, Della Valle Anna Concetta.

Ma le indagini hanno evidenziato anche il particolare rilievo assunto all’interno del clan dalle donne, in particolare da Buttone Maria, Zarrillo Concetta, Della Valle Anna Concetta, Natale Albina, Musone Vittorio e Buttone Bruno. Inoltre, Buttone Maria è la sorella di Buttone Bruno, Zarrillo Concetta è la sorella di Zarrillo Francesco.
In particolare Buttone Maria, Zarrillo Concetta e Della Valle Anna Concetta hanno ormai assunto le veci dei loro consorti, costretti a lunghi periodi di detenzione, reggendo il clan al posto dei congiunti.

Esse, inizialmente, si limitavano a trasmettere ai reggenti ed agli affiliati i desideri dei capi, ma progressivamente hanno assunto compiti di diretta gestione come decidere quali imprese sottoporre ad estorsione; ritirare direttamente presso il loro domicilio rate estorsive dagli imprenditori di calibro maggiore; comporre le liti tra i reggenti e gli affiliati del clan; distribuire stipendi agli affiliati ed alle famiglie dei detenuti.

I Belforte, resisi conto che i reggenti dell’organizzazione, incaricati anche di tenerne la cassa, spesso facevano “la “cresta” sulle entrate, per evitare tali “indebite” appropriazioni, avevano pensato di coinvolgere direttamente i membri della propria famiglia nella gestione del “patrimonio” del clan, con ciò implicando anche il compito di intrattenere i rapporti con i grossi estorti. Per cui, con il prolungarsi della detenzione, l’apporto delle mogli era divenuto essenziale per l’esistenza stessa dell’organizzazione.

Nel corso dell’operazione, è stato eseguito, da parte del Nucleo di Polizia Tributaria di Caserta e della Compagnia di Marcianise, con l’ausilio del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma e del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli, anche il sequestro, di numerosi beni riconducibili agli indagati e provento dell’attività delittuosa.
Gli operanti hanno sequestrato, in varie località delle province di Caserta, Napoli, Lucca, Pistoia, Catania e Cosenza, di 27 unità abitative, vari terreni, circa 250 rapporti bancari, nonché 70 automezzi, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro (da riconsiderare all’esito degli accertamenti sui rapporti bancari sequestrati, di cui è al momento ignoto l’ammontare).

Tra i beni attinti dalla misura, una lussuosa villa con piscina in pieno centro abitato nonché numerosissime autovetture anche di piccola cilindrata, utilizzate per non destare sospetti in caso di controlli su strada da parte delle forze di polizia.
Il decreto di sequestro è stato emesso d’urgenza, dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia a conclusione di articolate e complesse indagini patrimoniali delegate ai reparti della Guardia di Finanza, svolte nei confronti di oltre 250 soggetti economici (persone, imprese individuali e società), riconducibili ai componenti dei nuclei familiari degli arrestati, per aggredire i beni e i capitali risultati essere di valore sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Elenco degli arrestati

1. Anziano Giovanni, nato a Capodrise (CE) il 16.4.1968, soprannominato “Giannaniello”;
2. Belforte Salvatore, nato a Marcianise (CE) il 9.12.1960, soprannominato “Salvatore Mazzacane”;
3. Bellopede Camillo, nato a Caserta il 9.11.1979, alias “tarzan”,
4. Bellopede Raffaele, nato a Marcianise il 10.9.1955;
5. Braccio Francesco, nato a Marcianise il 2.9.1964, detto “cap’ e cemento”;
6. Bruno Antonio, nato a S. Nicola La Strada (CE) l’11.3.1957, alias “Carusone”;
7. Bucolico Anna, nata a Napoli il 21.6.1935, detta “Befana” o “zi Nannina”;
8. Buonanno Gennaro, nato a Marcianise il 3.10.1949, detto “Gnocchino”;
9. Buttone Bruno, nato a Marcianise il 20.5.1972;
10. Buttone Claudio, nato a Capodrise il 12.07.1982.
11. Buttone Maria, nata a Marcianise il 20.5.1959, moglie del capo clan Belforte omenico;
12. Capone Giovanni, nato a Napoli il 10.9.1965;
13. Cirillo Pasquale, nato a Marcianise il 27.9.1971, soprannominato “Caprariello”;
14. De Matteo Angelo, nato a Cervino (CE) il 14.12.1958, soprannominato “’o curto”;
15. De Simone Vincenzo, nato a Marcianise il 3.9.1976, soprannominato “’o pigmeo”;
16. Della Medaglia Giuseppe, nato a Capodrise l’8.6.1964, alias “Peppe e Marcianise” oppure “‘o cinese;
17. Della Valle Anna Concetta, nata a Marcianise il 12.12.1952;
18. Della Ventura Antonio, nato a Maddaloni (CE) il 27.10.1964, alias “‘o cuniglio”;
19. Della Ventura Fulvio, nato a Caserta il 14.12.1982;
20. Feola Giuseppe, nato a Capodrise l’8.4.1956, soprannominato “Peppe ‘o napulitano”;
21. Gargiulo Ciro, nato a Napoli il 29.5.1950, soprannominato “Scupella”;
22. Golino Riparato, nato a Caserta il 17.6.1969;
23. Iovinella Giuseppe, nato a Napoli il 19.2.1966;
24. Menditti Alessandro, nato a Recale (CE) il 28.4.1973;
25. Menditti Andrea, nato a Recale il 9.7.1974, soprannominato “recchia a cuppino”;
26. Menditti Fabrizio, nato a Caserta il 4.7.1978;
27. Musone Giovanni, nato a Marcianise l’1.3.1964;
28. Musone Vittorio, nato a Capodrise il 15.11.1951, detto “Mino”;
29. Napolitano Felice, nato a Nola (NA) il 13.7.1963, alias “Capitone”;
30. Natale Albina, nata a Maddaloni il 7.1.1982;
31. Petruolo Filippo, nato a Waiblingen (Germania) l’1.10.1970, soprannominato “l’avvocato”;
32. Piccolo Antimo, nato a Marcianise l’11.10.1970,, soprannominato “Ben Hur”;
33. Piccolo Gaetano, nato a Marcianise il 26.1.1959, soprannominato “‘u ceneraiuolo”;
34. Piccolo Gaetano, nato a Marcianise il 22.3.1960, soprannominato “tavernello”;
35. Rivetti Clemente Daniele, nato a Waldshut (Germania) il 5.10.1972;
36. Rondinone Antonio, nato a Caserta il 30.10.1956;
37. Salzano Francesco, nato a Napoli il 24.12.1953;
38. Severi Francesco, nato a Marcianise il 6.9.1970, detto “ciccio a’nera”;
39. Sparaco Giuseppe, nato a Capodrise il 16.1.1968;
40. Squeglia Pasquale, nato a Marcianise il 15.6.1980, soprannominato “‘o sgu”oppure “core ‘nganna”;
41. Trombetta Luigi, nato a Marcianise il 19.10.1956;
42. Zarrillo Antonio, nato a Marcianise il 30.11.1968, soprannominato “Mula”;
43. Zarrillo Concetta, nata a Capodrise il 18.7.1965, moglie del boss BELFORTE Salvatore;
44. Zarrillo Francesco, nato a Capodrise il 24.1.1969, soprannominato “Surocchia”.




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